CAVE DI CUSA

Il materiale per la costruzione dei grandiosi edifici di Selinunte proviene dalle Cave di Cusa, che distano 9 kilometri dall'antica città.

Tra il calcare tufaceo affiorante dal terreno e i tagli profondi ben visibili nella roccia sembra ancora che il lavoro di estrazione, avvenuto 2500 anni fa, risalga a un tempo attuale.

La tecnica di estrazione era diversa da quella utilizzata nelle altre cave del mondo antico conosciute. La lavorazione alle Cave di Cusa avveniva aggredendo la superficie orizzontale superiore del banco roccioso per estrarre quasi esclusivamente elementi cilindrici che sarebbero serviti per la costruzione di colonne. L’estrazione dei blocchi cilindrici procedeva in tre diverse fasi di lavorazione: frantumazione, distacco e rifinitura.
Si procedeva incidendo delle circonferenze secondo il diametro corrispondente a quello della colonna che si voleva realizzare. Dopo questa preparazione, attorno all'intaglio del contorno del rocchio veniva tracciata una seconda circonferenza concentrica, distaccata dall'altra mediamente 40-65 cm. Gli scalpellini procedevano ad intaccare la roccia creando un solco adiacente alla prima circonferenza segnata e poi ripetendo l'operazione presso la seconda e procedevano nel loro lavoro di intaglio asportando via via il diaframma esistente tra i due solchi, in modo da creare un canale circolare all'interno del quale operavano. Il procedimento veniva continuato fino a raggiungere l'altezza del pezzo voluta. In questo solco dovevano esser fatti penetrare dei cunei di metallo il più profondo possibile, fino a staccare il pezzo dalla roccia. Per staccare dal fondo il rocchio posteriore, si rendeva necessario provvedere prima allo stacco di quello anteriore. Seguentemente all'estrazione, si dovevano rovesciare i rocchi e allontanarli. Veniva quindi effettuata l'ultima fase dell'intero procedimento: si rifiniva e ripuliva delle parti eccedenti il pezzo estratto, poi si apportavano le modifiche necessarie per effettuare il trasporto verso la città di Selinunte.