Mozia-il-giovinetto

Mozia e lo Stagnone, i luoghi dell’antica Cartagine

La più grande ed importante colonia Fenicia in Sicilia, al centro di un area lagunare affascinante e di grande interesse naturalistico.

L’isola, estesa per 45 ettari, ha una forma quasi circolare e si trova al centro del tratto di mare conosciuto come Stagnone di Marsala (oggi riserva naturale regionale), racchiuso tra la costa siciliana a nord di Marsala e l’Isola Lunga. Vi si trovano altre due isole, ossia la Santa Maria e la Scuola; quest’ultima, nominata da Cicerone nelle Verrine, presenta modeste tracce di epoca romana. Sull’isola il livello del mare si è innalzato di circa mezzo metro rispetto all’epoca fenicia. Il sottosuolo è costituito da una roccia calcarea morbida, friabile, di colore giallo, sormontata da un piccolo strato di roccia calcarea abbastanza dura. L’accesso all’isola è consentito solo dall’imbarcadero, che oltre a collegare Mozia alla terraferma, permette di visitare anche le altre isole dello Stagnone. Su tutta l’isola esiste un divieto di sbarco. Anticamente era presente una strada sommersa, oggi non più praticabile a causa delle alghe. Ne esiste comunque una che va da Capo S. Teodoro all’estrema punta nord dell’isola lunga, non molto lontano da dove è stata trovata la nave punica di Marsala.

Maps of Stagnone di Marsala e Mozia Mappa Stagnone di Marsala

 

 

 

Narra un antica leggenda che Ercole fu una volta derubato del suoi armenti. Dopo averli cercati a lungo invano, ebbe fortunatamente aiuto da una donna di nome Motya, la quale gli indicò una grotta nella quale erano nascosti gli animali. Per gratitudine il nostro eroe decise di fondare una città in onore della donna e di darle il suo nome. Gli storici ci hanno tramandato le vicende di una città fondata nell'VIII secolo a.C su un'isoletta dello Stagnone non più grande di quaranta ettari che ben presto, grazie alla propria favorevole posizione sulle rotte commerciali, divenne una delle più floride colonie fenicie del Mediterraneo. La città era circondata da alte mura, scandite da torri di vedetta con merli semicircolari, tipici dell'architettura semita, e aperte da due porte ancor oggi ben conservate. La sua economia si basava principalmente sul commercio e sulla produzione di ceramiche.

Era importante base navale, e quindi era stato costruito un "kothon", un bacino di carenaggio per la riparazione delle navi, che, dopo quello più grande di Cartagine, è l'unico ritrovato nel Mediterraneo occidentale. Secondo Diodoro Siculo la città era adorna di case eleganti e sontuosi palazzi, ma l'abitato non è stato ancora scavato e sono visibili attualmente solo due case: una di esse e adorna di mosaici pavimentali di ciottoli bianchi e neri, rappresentanti animali reali e fantastici. Tra le aree più interessanti scoperte è il "tophet", un santuario al cui interno si trova un campo sacro dove venivano deposti i resti dei sacrifici umani offerti alle crudeli divinità fenicie come Baal Hammon, che esigeva il sacrificio del primogeniti maschi. Nel 397 a.C. Mozia fu distrutta da Dionisio di Siracusa, ed i superstiti si trasferirono sulla costa, fondando la colonia di Lilibeo, oggi Marsala.

Da allora questo fazzoletto di terra rimase disabitato, finchè Giuseppe Whitaker, innamoratosi del posto, acquistò l'isoletta. I risultati degli scavi da lui avviati furono raccolti all'interno di uno dei corpi bassi della sua villa, che fu così promosso a museo. Al largo di Mozia, sul finire degli anni 70, e stato rinvenuto il relitto di una nave punica, unico al mondo, oggi esposto al Museo Baglio Anselmi di Marsala.