Calatafimi

Calatafimi ha un'origine molto antica. Secondo alcuni studiosi fu fondata dal troiano Aceste sul versante sud del colle occidentale e cinta da una forte muraglia di cui esistono esigue tracce ai margini del quartiere Terravecchia.

In epoca romana troviamo traccia come territorio sottoposto a tributi e decime nel terzo libro capitolo 8 della "Naturalis Historia" di Plinio.

 

Secondo alcuni studiosi il nome Calatafimi è da ricollegarsi a Fimes (Phimes) grande proprietario terriero dell'agro segestano, citato da Cicerone nel IV libro delle "Verrine", che costruì al posto del tempio sconsacrato a Venere, un suo maniero (il castrum Phimes).

 

E' più accreditata l'origine del nome Calatafimi derivante dall'arabo Kalt-al-Fimi (Castello di Eufemio) e la cittadina si è sviluppata durante la dominazione araba della Sicilia. (827d.C.-1061d.C). Dislocata sulle pendici di una collina alla cui sommità sorge il castello Eufemio, il quale diede il nome alla città, fu uno dei principali centri musulmani della Sicilia occidentale. Della dominazione araba, nel suo territorio restano numerose tracce archeologiche. In seguito, a partire dall'età normanna e per tutto il periodo medievale fu un importante centro, sia per la difesa del territorio, sia per la sua densità demografica che per la costruzione di numerosi edifici religiosi. Portata in dote matrimoniale come baronia da Donna Violante de Prades a Bernardo Cabrera, Calatafimi appartenne alla Contea di Modica, insieme ad Alcamo, dal 1420 al 1802, quando fu incamerata nel demanio del Regno delle Due Sicilie.

 

Il centro storico è costituito da una serie di vicoli (con archi a sesto acuto e a tutto sesto) cortili e scalinate che si intersecano vicendevolmente fra loro, ed è attualmente in stato di abbandono, a causa del terremoto che nel 1968 colpì la Valle del Belice.

Il centro storico, di epoca medievale, si espanse a partire dal XV-XVI secolo nei "quartieri spagnoli" che si presentano anch'essi nella loro topografia originale.

Nel paese vi sono diverse chiese, tra le quali si annoverano la chiesa Madre, la chiesa del Santissimo Crocifisso, la chiesa di San Francesco, la chiesa del Carmine', la chiesa del Purgatorio, la chiesa di San Michele, la chiesa della Madonna del Giubino, la chiesa dell'Immacolata, la chiesa di San Vito, la chiesa di San Rocco e la chiesa di Sant' Isidoro, etc.

Al loro interno le chiese preservano numerose statue marmoree della scuola di Antonello Gagini e svariate tele. Di ottima fattura sono gli affreschi neoclassici della chiesa della Madonna del Giubino. Fra i personaggi più illustri della città, si ricorda il poeta Francesco Vivona, amico di Giovanni Pascoli, a cui si deve la traduzione in endecasillabi sciolti dell'Eneide di Virgilio.

Il 15 maggio 1860 ebbe luogo la battaglia di Calatafimi tra i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi e l'esercito borbonico; si trattò del primo scontro vittorioso per l'armata garibaldina sulla via della conquista del Regno delle due Sicilie.

Sul luogo dove avvenne lo scontro venne eretto un grande mausoleo conosciuto come sacrario di Pianto Romano, progettato dal celebre architetto Ernesto Basile.